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Da anni ormai la comunità scientifica si interroga riguardo al lavoro dell’intestino, un lavoro che non si limita ad essere digestivo, ma siamo sicuri essere un organo coinvolto anche nel sistema immunitario, in quello dell’umore, nell’equilibrio totale del metabolismo.

Viene chiamato il secondo cervello per un motivo vero e serio: quando l’intestino non sta bene, va a modificarci l’umore, va ad influenzare la nostra giornata ma anche la salute della nostra mente. La depressione e l’ansia, ad esempio, sono patologie che pare possano essere fortemente correlate allo stato di benessere dell’intestino. 

La questione molto interessante che deriva da questo legame intestino-mente è capire chi influenza cosa: se esiste un disequilibrio, e vediamo essere coinvolti sia l’intestino che la sfera psicologica, da dove è davvero partito il disturbo? La flora batterica intestinale sta male perchè esiste un disturbo di ansia, oppure al contrario si scatena un forte stato di stress dopo che l’intestino sviluppa una disbiosi?

Capiamo innanzitutto cosa significa avere un intestino non in salute. 

Esistono infatti due grandi categorie: da una parte le malattie croniche intestinali (morbo di Chron e retto colite ulcerosa) e dall’altra le malattie infiammatorie intestinali (come il colon irritabile o IBS). Uscendo dalle diagnosi però, si può parlare di disbiosi intestinale per comprendere tutti quei casi non cronici, ma che presentano una situazione di flora batterica compromessa. Questi sono quelli più comuni e molto spesso ignorati, perchè non considerati validi di nota, perchè “aspetto e vedo come va”, o perchè si presentano come strascichi di un virus intestinale che pare non guarire mai del tutto.

Queste situazioni danno dei sintomi molto vari, sia stitichezza che episodi diarroici, gonfiore o addirittura dolore in qualche caso, ma tendono a non essere situazioni durature. Molto spesso infatti i sintomi importanti si risolvono in qualche settimana, e ci tolgono la preoccupazione, ma non è scontato che il microbiota intestinale (ovvero l’insieme dei batteri buoni che popolano il nostro intestino) sia tornato nella sua forma più smagliante. Dobbiamo anche pensare che l’intestino è un organo complesso e di passaggio, il che significa che lavora in continuazione e ha bisogno de tempo per modificarsi o per guarire.

La varietà di sintomi e la “poca” gravità degli stessi, ci fanno continuare la nostra vita, andando a sorvolare sulla salute intestinale che nel frattempo potrebbe peggiorare o comunque mai guarire del tutto.

Ma come ci arrivo a questa situazione?

Le possibilità sono moltissime e personali, ma proviamo a nominare le più comuni: 

  • virus intestinali: quando ci colpiscono lasciano sempre una scia negativa sullo stato del nostro intestino. Se non affrontata correttamente, la guarigione potrebbe essere parziale, anche se ci sembra si sia tutto risolto. 
  • lunghi momenti o periodi di squilibri alimentari: si intendono periodi/settimane in cui è assente o comunque molto rara la presenza nella dieta di alimenti come frutta, verdura, legumi. Questo porta a non avere alcun apporto di fibra alimentare e quindi nessun tipo di nutrimento per quella squadra di batteri buoni che abita l’intestino.
  • Abbassamento delle difese immunitarie: quando il nostro sistema immunitario è debole, avendo l’intestino come luogo di formazione, è molto probabile ritrovarsi con una flora batterica debole o compromessa. Le difese potrebbero calare quando arriva il cambio stagione, oppure quando lo stress o l’ansia acquistano un ruolo importante nella nostro vita.

    È proprio quest’ultimo passaggio che interessa la comunità scientifica: la connessione fra stato di benessere mentale e salute intestinale è forte e a doppio senso. Possiamo aspettarci che lo stress lavorativo, un lutto importante, l’ansia per gli esami scolastici compromettano lo stato dei nostri batteri, ma contemporaneamente non si esclude che una flora batterica insalubre porti ad uno stato di ansia, stress o depressione. 

L’alimentazione, e più in generale lo stile di vita, in questo scenario possono aiutarci sicuramente. Lavorare sulla psiche e contemporaneamente sull’equilibrio intestinale significa andare a riportare una salute totale e completa del nostro corpo, e capire cosa e come mangiare va ad interagire con entrambi questi mondi. 

Nutrire e rimpolpare i batteri intestinali significa sapere cosa sono e come affrontare i famosi probiotici e prebiotici. Contemporaneamente, avere un buon rapporto con il cibo significa aiutare quello stato di stress e ansia, qualsiasi sia la sua natura. 

Allargando il tutto allo stile di vita, ci permette di inserire anche il movimento in questa equazione: l’attività motoria infatti è un antistress potentissimo, proprio perchè abbassa i livelli del famoso cortisolo, ma insieme va anche ad aiutare la motilità intestinale e quindi la capacità dei batteri di lavorare più comodamente.

E il tuo stile di vita? Ha bisogno di essere cambiato?