
L’intestino è un organo di “passaggio”, ovvero fa transitare tutto ciò che introduciamo dalla bocca, sia esso cibo, bevanda o altro. Questo significa che possiamo aspettarci grandi comunicazioni dall’intestino, perchè riflette tantissimo delle nostre azioni e reazioni. Ecco perchè il gonfiore addominale (“sento che quando sto digerendo si gonfia tanto la pancia che devo slacciare i pantaloni”) è un sintomo generico e generale che può darci dei segnali per indagare.
Questa premessa è utile per introdurre tanti argomenti che “passano” per l’intestino, ma qui mi piacerebbe approfondire ciò che riguarda le intolleranze.
Uno dei casi più comuni è indagare intolleranze o allergie quando questo gonfiore intestinale diventa cronico, ovvero che si presenta molto spesso durante o dopo la digestione. Questi casi, uniti alle indagini relative a varie reazioni cutanee, sono esattamente i momenti in cui ha senso parlare di intolleranze alimentari.
Facciamo un passo indietro e capiamo cosa sono le intolleranze alimentari e in che modo si differenziano dalle allergie alimentari.
L’intolleranza alimentare è una difficoltà del sistema digestivo, che rivela una mancanza di enzimi specifici. Se questi enzimi, indispensabili per la digestione, non sono presenti nell’organismo, allora la reazione sarà avversa, e riguarderà principalmente l’intestino o la pelle. Ecco perchè ha senso indagare le intolleranze quando ci ritroviamo con sintomi intestinali (es: diarrea, gonfiore addominale) o cutanei (es: dermatite, orticaria, ecc.).

Per chiarezza totale, vediamo la differenza con le allergie alimentari: queste sono una reazione del sistema immunitario (che libera immunoglobuline, IgG o IgE) a proteine che il copro legge come avverse, come nemiche. L’organismo si difende da queste proteine contenute negli alimenti come se fosse attaccato da un virus, liberando solamente immunoglobuline al primo contatto, e istamina dal secondo contatto in poi. In questo caso, i sintomi rilevati riguardano perlopiù il sistema cardiocircolatorio e respiratorio, andando quindi ad essere più pericolose e sicuramente più immediate. Una delle prime differenze infatti è il tempo di reazione: mentre l’allegria è immediata (tendenzialmente con reazioni entro un’ora dall’ingestione), l’intolleranza potrebbe manifestarsi anche diverse ore dopo aver mangiato, proprio perchè l’alimento deve raggiungere l’intestino, e necessita di tempo.
Un’altra differenza fondamentale fra le due è la quantità tollerabile. Mentre l’allergia si scatena anche con minuscole parti di allergene, l’intolleranza è personale e può essere differente sia tra persone diverse, sia in momenti diversi della vita di uno stesso soggetto. Questo si concretizza con un dettaglio fondamentale per lo stare a tavola: l’allergia necessita di assenza totale dell’alimento in questione, mentre l’intolleranza può permetterci di ingerire piccole quantità di alimenti, senza avere poi ripercussioni. Un esempio abbastanza classico e comune: l’intolleranza al lattosio non è uguale per tutte le persone che ne soffrono, motivo per cui c’è chi può mangiare uno yogurt o la mozzarella senza avere sintomi, mentre altre persone fanno fatica a mangiare anche i formaggi tempi stagionati come scamorza o gorgonzola che contengono solo tracce minime di lattosio.
Possiamo quindi immaginarci un’asticella variabile, anche nella vita di una stessa persona, che può salire o scendere permettendo al corpo di tollerare più o meno quella sostanza. Questo concetto si lega perfettamente al tema della terapia. Come gestire un’allergia o una intolleranza alimentare? L’esclusione è l’unica arma a lungo termine.
Mentre per l’allegria è indispensabile, per l’intolleranza, visto ciò che abbiamo detto rispetto all’asticella, sarà utile capire la propria personale risposta. Esistono anche degli escamotage, che però a lungo termine non dureranno perchè il corpo non risponderà sempre allo stesso modo (es: l’intolleranza al lattosio può essere mediata dall’assunzione della lattasi. Non è però un enzima che può essere assunto continuativamente, ma solo in poche e studiate occasioni!).
Ci sono casi in cui viene consigliato di escludere degli alimenti anche senza una certificata intolleranza o allergia. Ha senso? Dipende.
Se si tratta di una esclusione con finalità di dimagrimento (premesso che le diete restrittive sono lontane dal mio stile lavorativo e di vita), non ha senso eliminare degli alimenti come si trattasse di intolleranza, anche perchè essa va più spesso a portare a dimagrimento per malassorbimento. La reazione avversa dell’intestino infatti, non porterà mai ad aumentare di peso, ma più probabilmente il contrario, soprattutto se la diagnosi dovesse arrivare dopo tanto tempo in cui i sintomi siano presenti. Il gonfiore spesso percepito in persone con intolleranza alimentare è sintomo di irritazione intestinale. Una volta capito come agire per risolvere, il gonfiore magicamente sparirà.
Esistono casi reali in cui eliminazione del glutine e del lattosio sono raccomandate dalle linee guida. Quando ci ritroviamo davanti ad una irritazione dell’intestino, qualsiasi sia la causa, anche non alimentare (e sono la maggior parte dei casi), eliminare alcuni alimenti, in particolare quelli contenenti glutine e lattosio, significa aiutare l’intestino a guarire. Non si tratta di intolleranza “secondaria”, ovvero che nasce dall’irritazione, ma si tratta di eliminare dall’alimentazione delle sostanze che darebbero del lavoro difficile all’intestino. Si tratta di sostanze più difficili da digerire rispetto ad altre, e quindi aggiungerebbero del lavoro ad un intestino già sofferente. Importante sarà ricordare che fanno parte di terapie limite nel tempo, perchè una volta che l’intestino si sarà ripreso, non avrà alcun senso continuare con una dieta senza glutine, lattosio, o altri alimenti che saranno stati eliminati dalla dieta con lo stesso scopo!
Purtroppo esistono tanti test che non hanno validità scientifica, soprattutto per le intolleranze. Quando ci ritroviamo davanti ad una supposizione di intolleranza o di allergia, è importante quindi rivolgersi al medico per valutare quale test sia utile fare.